Cicerone e il pensiero romano
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  1. L'accusa più frequentemente mossa contro il latino - a parte quella assurda di essere elitario - è che il latino sarebbe inutile. Perché non imparare il Cinese, ci si domanda, o il russo o il francese? Il piacere del latino, per me, consiste proprio nel fatto che è "inutile". Il latino non serve a creare mini-consumatori fatti con lo stampino, pronti per la società globalizzata del XXI secolo. Aiuta a forgiare giovani curiosi, intellettualmente rigosi, con un ricco mondo interiore, persone che possiedano le chiavi per vedere il nostro mondo come veramente è, poiché hanno conosciuto e sono entrati in contatto tramite la loro immaginazione con una realtà altra, che insieme è così simili e così dissimile dalla nostra.

    <b>Charlotte Higgins, http://m.guardian.co.uk/culture/charlottehigginsblog/2009/may/24/latin-in-schools</b>

  2. «Siamo ormai stanchi dell'antifona, ripetuta dal nazionalismo della filosofia tedesca, secondo cui la luce greca sarebbe stata affievolita se non spenta dai Romani, prima di essere completamente sotterrata dalla Chiesa romana, per riapparire infine nella lingua di Fichte e nella musica di Wagner. [...] da Cicerone ad Agostino, abbiamo di fronte una di quelle occasioni rare e meravigliose, in cui la parola "progresso" non è un abuso, ma è l'esatto sinonimo di tradizione viva e di maturazione del pensiero, di tappa in tappa, nel tempo storico».


    Marc Fumaroli
    Prefazione a Renato Oniga, Contro la post-religione. Per un nuovo umanesimo cristiano, Verona 2009, p. 6
  3. «Est ... haec saeculi quaedam macula atque labes, virtuti invidere, velle ipsum florem dignitatis infringere».


    Cicero
    Pro Balbo 15



  4. «Is enim fueram, cui cum liceret aut maiores ex otio fructus capere quam ceteris propter variam suavitatem studiorum, in quibus a pueritia vixeram, aut si quid accideret acerbius universis, non praecipuam, sed parem cum ceteris fortunae condicionem subire, non dubitaverim me gravissimis tempestatibus ac paene fulminibus ipsis obvium ferre conservandorum civium causa meisque propriis periculis parere commune reliquis otium».


    Cicero
    De re publica I, 7